Un miliardo all’anno (senza bilanci) nella palude della formazione

Articolo del 09/12/2015 di Patrizia Del Prete su Italia Aperta

FONDI INTERPROFESSIONALI PER LA FORMAZIONE
PROBLEMI E PROPOSTE D’INTERVENTO

Il settore della formazione per i dipendenti delle aziende prevede oggi due canali di finanziamento:
– i bandi regionali (prevalentemente L. 236)
– i Fondi Interprofessionali, organismi di emanazione del Ministero del Lavoro, gestiti dalle Parti Sociali (triplice, UGL, sindacato autonomo ecc.), in accordo con le associazioni datoriali (Confindustria, Confcommercio ecc.).

I Fondi hanno forma associativa, natura giuridica privata e quindi nessun obbligo di deposito dei bilanci, che però annualmente il Ministero del Lavoro esige, ma non pubblica.

Le risorse utilizzate dai Fondi sono però di natura pubblica, come un Parere del Consiglio di Stato di settembre 2015 ha dovuto specificare, per le evidenti arbitrarietà generatesi.

Provengono infatti dalle società iscritte al Fondi attraverso lo 0,30% trattenuto dagli stipendi dei dipendenti e versato all’INPS mensilmente (980 milioni di euro nel 2014), che la legge 388 del 2000 (governo D’Alema) destina obbligatoriamente alla formazione.

Tali risorse sono girate ai Fondi dall’INPS quando l’azienda indica, nell’Uniemens mensile con il versamento dei contributi, il codice di uno dei Fondi prescelti per l’iscrizione (attualmente sono 21).
Il denaro può essere richiesto dall’azienda al Fondo solo dietro presentazione di un progetto (andando in bando o attingendo ad un conto formativo autonomo, come accade in genere per le grandi imprese: 300 dipendenti generano circa 15.000 euro, massa critica minima per aprirli).
Questa attività, complessa, è nella maggior parte dei casi delegata ad un ente formativo scelto dall’azienda e quindi da questa remunerato per le attività concretamente svolte (la presentazione del progetto, l’erogazione e organizzazione), da rendicontare con contratti e fatture ai Fondi stessi.
Gli enti formativi sono in genere microimprese con l’obbligo di deposito dei bilanci e di certificazione di qualità per gli accreditamenti presso il Fondo.
Finora non sono state previste però norme che obblighino a rendere visibili conflitti di interesse tra enti formativi e Fondi (evidenti e frequenti) e contratti che ne disciplinano il rapporto in modo congruo e trasparente, soprattutto per il procacciamento clienti.

Le risorse trattenute dagli stipendi dall’INPS per la formazione, pari allo 0,30% dello stipendio, ammontano mediamente a circa 80 euro lordi annui a dipendente.

L’INPS ha dichiarato che il trattenuto globale è di stato di circa 980 milioni di euro nel 2014, ma il riversato ai 21 Fondi è di soli 800 milioni di euro, poiché circa il 20-25% delle aziende italiane non risulta ancora iscritto a nessun Fondo, e lascerebbe in INPS quindi circa 200 milioni di euro.
Il netto a disposizione del sistema aziende, tenuto conto del riversato di 800 milioni, ammonterebbe però a poco meno di 600 milioni di euro (50 euro netti a dipendente), perché i Fondi trattengono per prassi (e non previsioni normative) circa il 30% del lordo maturato in INPS dalle aziende.

Purtroppo non essendo reso pubblico e trasparente il capitolato tra INPS e Fondi, non è comunque possibile sapere oggi con precisione quale sia il reale trattenuto dagli stipendi.

“Il Fatto”, in un articolo del 2014 sui Fondi, stima che possa essere anche dell’1% rispetto allo 0,30% normativamente previsto, quindi almeno tre volte superiore (circa 2,6 miliardi di euro rispetto agli 800 milioni ufficiali riversati ai Fondi).

Non è possibile neppure controllare il reale girato netto alle singole aziende, perché queste non possono accedere direttamente ai propri dati di cumulato, operazione possibile disponendo di una semplice password che il Ministero, con apposita direttiva, dovrebbe consentire all’INPS di fornire.
Né possono disporre di un contratto che le tuteli e specifichi il trattenuto netto rispetto al lordo maturato, perché i Fondi si arrogano il diritto di non riconoscerlo.
Le aziende invece sono costrette a documentare con onerose rendicontazioni le attività formative svolte, soggette a revisioni da parte di commercialisti e a visite ispettive da parte dei Fondi.

Parimenti agli enti formativi è negato un contratto che li tuteli per le attività di procacciamento clienti svolte a supporto dei Fondi e di sostentamento di costi di struttura. I Fondi, si sottolinea, sono associazioni che raramente superano i 15 dipendenti, non potrebbero procacciare e presidiare da soli migliaia di iscritti. Agli enti indipendenti è quindi negato un diritto legittimo, mentre forse per le “reti” amiche formalizzare questo diritto sarebbe persino inopportuno. Per gli accreditamenti, necessari per operare con i Fondi, è però richiesto agli enti formativi di esibire i bilanci e onerose certificazioni di qualità.

Altra lacuna nei controlli è quella in merito alle restituzioni del denaro inutilizzato per la formazione.
La legge prevede che dopo due anni di inutilizzo da parte delle aziende i Fondi abbiano un anno di tempo per appropriarsene a metterlo a disposizione degli altri iscritti tramite bandi. Trascorso il triennio il denaro non usato dovrebbe essere restituito all’INPS. Ad oggi non risultano attivi controlli INPS o Ministeriali in merito.
Parimenti si potrebbe quindi supporre per il flusso di denaro riversato dall’INPS alle Regioni per i bandi formativi regionali, sempre più esiguo, che dovrebbe essere alimentato non solo dallo 0,30% delle aziende non iscritte a nessun Fondo ma anche dal flusso di restituzioni dell’inutilizzato dai Fondi.

Poiché lo 0,30% trattenuto per la formazione è un sottoinsieme dell’1,61% trattenuto dagli stipendi per la formazione e disoccupazione (una massa oltre 4 volte superiore), tale situazione lascia purtroppo intendere che vi possano essere analoghi mancati controlli per l’allocazione del denaro effettivamente impiegato per i disoccupati (se lo 0,30% vale circa 980 milioni di euro, 1,61% versato in INPS peserebbe per oltre 5 miliardi).

Il Ministero interpellato più volte nel corso degli ultimi due anni su questi temi, anche con un’apposita interrogazione a cura dell’onorevole Walter Rizzetto, non risponde e soprattutto non norma come la dirigenza INPS ha evidenziato sia necessario, avendo questa solo potere solo di eseguire i dettami ministeriali.
Urge dunque un’operazione di trasparenza e di produzione normativa affinché:

1. i capitolati tra INPS e Fondi siano resi pubblici per capire il reale girato dai Fondi alle aziende, al netto del trattenuto dichiarato (circa il 30%)
2. sia resa accessibile alle aziende la Procedura Fondi Report dell’INPS, tramite il cassetto previdenziale, affinché mensilmente le aziende possano controllare autonomamente il proprio cumulato e il netto girato, senza dover chiedere autoreferenzialmente ai Fondi
3. siano resi obbligatori format contrattuali a tutela dei terzi, imprese ed enti formativi, che interfacciano i Fondi, affinché le condizioni applicate nei rapporti siano trasparenti e non discriminatorie
4. per l’iscrizione delle aziende ai Fondi deve essere resa obbligatoria la firma del legale rappresentante, onde evitare adesioni effettuate dai consulenti del lavoro, tecnicamente possibili, senza interpellare i clienti
5. si realizzi un libro bianco, con la collaborazione di tutti gli attori del mercato (enti, aziende ecc.) per la corretta interpretazione di norme e circolari sul tema formazione
6. sia istituita un’Autorità, un arbitro realmente sopra le parti e privo di conflitti di interesse (con Ministero, INPS, sindacati, enti datoriali) per le dialettiche tra Fondi e aziende ma anche tra Fondi ed enti formativi.

Si sottolinea anche la necessità di normare sui criteri per i prelievi forzosi per la CIG, effettuati dal’INPS a monte dei Fondi nel triennio precedente, ancora in parte in corso, arbitrariamente, a valle, dato che i maturati censiti dall’INPS, per problemi contabili, sono stati comunicati con un ritardo di un biennio. Occorre si specifichi che i Fondi debbano attingere all’inutilizzato e non ai conti formativi autonomi delle aziende, quelle normalmente attive e virtuose.

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