L’ANPAL, il Gattopardo e la testuggine romana

L’ANPAL, il Gattopardo e la testuggine romana

È di questi giorni, posteriori al mio post in cui segnalavo l’assenza di controlli nel settore della formazione, la notizia del commissariamento dell’ANPAL, l’Agenzia delle Politiche Attive.

Auto referenziale e non sottoposta al controllo della Corte dei Conti, per assenza di decreti attuativi dal 2016. Parrebbe ora imminente la sua reintegrazione nel Ministero del Lavoro, cui è sottoposta.

Tuttavia affinché non si tratti di un mero ritorno al passato (il suo staff è sostanzialmente lo stesso che all’interno del Ministero vigilava le politiche attive 10 anni fa) è necessario comprendere in concreto chi possa effettuare vigilanza e serio monitoraggio delle risorse.

L’ANPAL non aveva poteri per garantirli e alla Corte dei Conti non era concesso per l’assenza di un decreto attuativo, nonostante Leggi quadro che il presidio prevederebbero (Legge 150 del 2015). Il Ministero del Lavoro poi “vigila ma non controlla”, sostanzialmente dà indirizzi politici.

Il tema dei controlli e arbitrati è fondamentale in un settore poi, quello della formazione e bilateralità, in cui proliferano anche privati, come i Fondi Interprofessionali, gestori dello 0,30% degli stipendi trattenuto mensilmente dall’INPS per la formazione per la Legge 388 del 2000.

Legge che prevede anche un trattenuto dell’1,31% per la disoccupazione, di competenza però regionale, spesso “dimenticato”.

Soggetti privati che finora l’ANPAL vigilava solo a campione (6%). Vigilanza blanda, senza staff e risorse adeguate, soprattutto congrui poteri sanzionatori. Poteri che la Direzione però avrebbe potuto reclamare politicamente, senza sindromi dissociative, avendone il diritto-dovere, invece di appellarsi a terzi, persino le Procure.

Ad oggi quindi l’unico concreto potere sanzionatorio sul sistema dei Fondi parrebbe il commissariamento, esercitabile dal Ministro del Lavoro.

L’ANPAL per questi Fondi (unica alternativa al finanziamento regionale) rinviava, in caso di dialettiche, per contratti e concorrenza, all’ANAC e all’Antitrust (come indicato dalla circolare ANPAL 1 2018), autorità che però le competenze di fatto rigettano, o in alternativa ai giudici, con percorsi però evidentemente costosi e anticoncorrenziali.

Ma la complessità, sebbene esemplificata da una circolare, la ANPAL 1 di aprile 2018, chiara sui doveri di questi privati (gestori di denaro pubblico, come gli esattori), parrebbe respingente per la magistratura non specializzata, che di rado poi opera con logiche olistiche. Mentre il crimine purtroppo si.

I cittadini che denunciano reati contro la PA sono così costretti ad aprire più procedimenti in contemporanea, penali e civili, anche su Fori diversi. Costoso e impegnativo, con avvocati introvabili. Lasciati intanto in balia delle ritorsioni: il reato sarebbe contro la PA. A dispetto della Legge179 del 2017, che prevede tutele legali, economiche e pure contro ritorsioni. Anche per procedimenti civili correlati, è da sottolineare.

Attendere 4 anni per l’attivazione o meno di un processo penale, con danni in corso documentati, aspettare tre anni e mezzo per una prima udienza civilistica di trattazione (e conclusiva), con la misteriosa non ammissione di prove documentali senza motivazioni (arbitrarietà giudiziali indegne di un paese civile), non è accettabile e dimostra l’assenza di fatto di tutele.

Quando la PA è lesa, chi lo denuncia ed ha danni dimostrabili, non è parte offesa per quale opportunistico sofisma?
Per lasciare solo il singolo che ha avuto l’ardire di denunciare? Per lasciarlo a procedimenti civili eterni, con avvocati sistematicamente dimissionari per arbitrarietà giudiziali surreali?

Tema complesso ma soprattutto politico quello dei controlli e tutele nel sistema delle politiche attive e welfare, anche contrattuali e di trasparenza, che la politica pare non voler risolvere da 20 anni.

Anche l’ultima interrogazione dell’onorevole Walter Rizzetto del 2018 (preceduta una simile di Ivan Catalano del 2017), che perorava atti con forza di Legge, arbitri con poteri sanzionatori che evitassero percorsi giudiziali, non ha avuto riscontro. Le circolari ministeriali non bastano.

Dati i tempi e i costi sottesi alle azioni giudiziali, anticoncorrenziali per enti di formazione e imprese, urge un chiarimento delle competenze nel sistema e un decreto di riordino.

Forse, in questo come in altri settori, sarebbe d’aiuto un soggetto super partes che in tempi celeri, poche settimane, indichi con esattezza a chi rivolgersi per interventi immediati.

Un’Autorità deputata all’indicazione delle competenze almeno per i reati attinenti la PA solleverebbe poi le Procure da questo costante, ingrato compito in tanti altri ambiti.

Prescindendo dal fatto che chi denuncia reati contro la PA avrebbe diritto a tutele speciali, previste da una legge, la 179 del 2017, ad oggi di fatto non applicata, per assenza di decreti attuativi e risorse. Una lacuna inammissibile, anche per le direttive comunitarie da applicare entro il 2021.

Il Governo potrebbe finalmente occuparsi anche delle tutele per chi denuncia, con il supporto di associazioni, Ordini degli Avvocati, Tribunali, Ministeri finora silenti sul tema. Consapevoli però delle enormi difficoltà nel trovare legali che tutelino per queste cause attinenti la PA, affatto solo “personali”, spesso costellate di ritorsioni su più fronti che ovviamente spingono all’omertà e non favoriscono la bonifica corruttiva.

Occorrono legali allevati a tutelare i cittadini che facciano causa per “la cosa pubblica” e che siano remunerati con risorse pubbliche.

Denunciare a favore della PA deve essere possibile per tutti, non un privilegio di censo e devono esserci strumenti concretamente di supporto in tempi congrui.

Un concetto di civiltà che era ben noto nell’Impero Romano, che aveva avvocati di fatto per tutti i cittadini, con tetti remunerativi e regole stringenti che evitassero speculazioni e assicurassero tutele concrete.

Non è un caso che il suo sistema di diritto abbia fatto scuola per millenni, come la sua organizzazione, che ne ha fatto una potenza culturale prima che militare. È il sistema che ha ideato la testuggine, modello di protezione sistemica.
Come si sia potuta dimenticare una tale cultura e organizzazione è un mistero, ma non una malattia senza speranza. E’ nel nostro DNA.

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