Recepita la direttiva Ue 1937 2019 sui whistleblower: ora occorre informare e formare adeguatamente

Recepita la direttiva Ue 1937 2019 sui whistleblower: ora occorre informare e formare adeguatamente

 

Venerdì 9 12 2022 è stata finalmente approvata la direttiva UE 1937 2019, che introduce tutele particolari, legali e contro le ritorsioni, per chi segnala reati contro la Pubblica amministrazione, codice degli appalti, concorrenza ecc.

Era scaduta a dicembre 2021. L’Italia era quindi in infrazione già da un anno, per un tema di grande valenza civile e sociale, come segnalato da altri miei post nei mesi scorsi, oltre che con una mia petizione su Change.org accanto ad un’altra di The Good Lobby.

 

Sebbene il contributo “orizzontale” delle associazioni sia importante, si rileva come sia essenziale illustrare “verticalmente” i casi nelle sedi competenti, dato che è palese i Tribunali e le Procure non conoscano alcune evoluzioni normative per le tutele e le ricadute pratiche sui cittadini. Privi, come sono, di strumenti strutturati di ascolto diretto degli stessi, soprattutto di risorse per Uffici dedicati ai reclami (però previsti da norme del 2017).

 

Nel convegno di The Good Lobby tenutosi a Milano il primo dicembre, è emerso come, a detta di tutte le associazioni presenti, non esistano ad oggi tutele concrete per chi denuncia reati contro la PA. Nonostante la Legge 179 del 2017, simile alla circolare UE 1937 2019, le preveda da 5 anni.

 

L’esperienza empirica delle associazioni dimostra che l’unica protezione ad oggi è l’anonimato, che ovviamente il cittadino perde quando inizia azioni giudiziali. Percorsi ulteriori necessari, dato che le Autorità (come l’ANAC, Antitrust) se non intervengono, rinviano ai magistrati (con tempi e costi anticoncorrenziali). Giudici che però poi non applicano di fatto le tutele speciali.

 

Questa situazione deriverebbe da due fattori. In primis la non conoscenza della Legge 179 2017 e le sue implicazioni pratiche. Le associazioni dovrebbero dunque supportare un processo di formazione/ informazione presso i Tribunali e Procure, tenuto conto ora anche dell’ampliamento delle tutele, previsto dalla circolare UE 1937 2019.

 

La non applicazione della Legge sarebbe poi apportabile anche ad una non accurata lettura degli atti, che inficia pesantemente le sentenze, come ha denunciato Report in un servizio di pochi mesi fa. Questo a seguito del numero esiguo di magistrati, ognuno con migliaia di pratiche, sempre più delegate incongruamente agli staff. Report ha delineato il quadro di una giustizia al collasso.

 

Giustizia che per sveltire i procedimenti richiederebbe in primis più magistrati, ben formati e aggiornati sulle evoluzioni normative, ma anche maggiore collaborazione tra Autorità e magistratura, per rendere giustizia a chi si espone anche per interessi collettivi. I reati contro la PA prevedono tutele particolari, come i reati di Mafia, a cui spesso si intrecciano. Richiedono una doverosa trasversalità d’approccio, che però oggi pare un miraggio. Potrebbe forse essere in grado di gestirli una Procura speciale, dedicata.

 

Dunque l’ANAC, che nel corso del convegno di The Good Lobby ha sottolineato come su 7 sentenze analizzate, che richiamavano la 179 2017, in nessuna sia stata applicata la Legge, ben farebbe a lamentarne l’applicazione nelle competenti sedi, informando anche i capi di Tribunali e Procure competenti dei risvolti, offrendo soluzioni percorribili insieme, magari con il supporto anche della magistratura contabile e l’avvocatura dello Stato, per quanto di sua competenza. Si può e si deve lavorare in squadra per temi pregnanti.

 

Nell’ambito dei reati denunciati contro la PA poi sarebbe invece opportuna sempre una informativa e/o interlocuzione con la Corte dei Conti. Dunque potenziandola con Uffici dedicati all’ascolto dei cittadini, soprattutto al supporto per esposti. Per i quali però occorrerebbe introdurre l’obbligo di risposta (che oggi hanno solo le Procure della Repubblica e solo su esplicita richiesta). Il silenzio disincentiva le azioni possibili.

 

Questo vale ad esempio anche per eventuali esposti al Ministero di Giustizia, che comunque può intervenire solo a iter conclusi, quindi con archiviazione e/o sentenze emesse, quindi dopo anni. Ministero privo anche di una URP e un numero verde dedicato, come altri Ministeri, ai reclami, utili invece a capire le storture a valle della normazione e porvi rimedio pratico. Non si può e non si deve delegare tutto all’avvocatura, con i costi e le autoreferenzialità sottese. Si deleghi ad altri piuttosto, anche a GF specializzate sia all’interno dei Tribunali, sia del Ministero.

 

Comunque se un cittadino avesse ad esempio un procedimento civile per danni in corso, in parallelo ad un esposto presso la Corte, questa sarebbe tenuta ad attenderne gli esiti (anche 4 anni in primo grado) prima di esprimersi. A discapito dell’interesse pubblico connesso, curato in differita (se poi avvenisse).

 

La centralità del procedimento civile rispetto ad altri è incongrua, per non dire surreale, dato poi il sovraccarico che i Tribunali civili (soprattutto quello di Roma) hanno inutilmente denunciato ai Governi precedenti (ci sono udienze a Roma, Foro competente per la PA, ora rinviate a giugno 2025!).

 

Interessi personali (legittimi) e pubblici, dovrebbero seguire strade diverse ma parallele, con giudici di diversi ambiti che si confrontino utilmente e tecnicamente durante il percorso. Dato poi che “errori” in sede civile, dovuti a non competenza tecnica, potrebbero avere riflessi gravi anche in altri contesti. Oltre che sulla vita dei denuncianti, esposti a ritorsioni e danni.

 

Cosa cambia dunque in concreto con la direttiva Ue 1937 2019, rispetto la legge 179 2017?

 

In pratica si ampliano gli ambiti di tutela. Si ribadisce la necessità di supporti particolari per chi denuncia reati contro la PA, compresa un’assistenza legale gratuita e interventi contro le ritorsioni in qualunque ambito (non solo pubblico, ma anche privato). Non solo per i dipendenti della PA (come già previsto dalla Legge 231, monca e obsoleta) ma chiunque denunci. Quindi una pluralità di altri attori, cittadini, imprenditori, liberi professionisti. Non restringendo poi il campo alle segnalazioni di illeciti delle grandi aziende (che rappresentano meno del 5% delle imprese italiane) ma a tutti i contesti.

 

Quindi con il Dlgs del 9 dicembre il Governo ha ampliato il perimetro delle violazioni della normativa UE (tra gli altri: appalti pubblici, servizi finanziari, sicurezza dei prodotti e trasporti, ambiente, alimenti, salute pubblica, privacy, sicurezza web, concorrenza). Non ci sono poi più distinzioni tra whistleblower del settore pubblico e privato.

 

Soprattutto sono ulteriormente specificate le tutele dovute per ritorsioni e misure di sostegno al segnalante, che vanno dalle informazioni, assistenza e consulenze a titolo gratuito, fino al patrocinio a spese dello stato. Aspetto fondamentale per consentire anche a chi non ha mezzi ingenti, di procedere e difendersi adeguatamente dalle immancabili ritorsioni (querele per diffamazione, licenziamenti, perdite di commesse).

 

Si auspica però che siano assegnate ai Tribunali congrue risorse.

 

Ma anche che si formino adeguatamente avvocati deputati al sostegno speciale del cittadino per reati di interesse collettivo. Avvocati che devono avere competenze trasversali. Ad oggi gli Ordini non forniscono alcun supporto, per aspetti deontologici. Ma la creazione di albi speciali, curati dagli Ordini e associazioni del comparto, è un aspetto strategico per dare alla direttiva concreta applicazione. Non può essere delegata al cittadino la ricerca di un difensore adeguato, per temi complessi e di interesse collettivo. Tantomeno i suoi costi.

 

Prescindendo poi che, su temi pregnanti e complessi, non si può prescindere dall’intervento di un Avvocato di Stato in affiancamento.

 

Soprattutto è necessario che ora il recepimento della direttiva UE 1937 2019 sia completato da una seria riforma sulle liti temerarie per diffamazione.

 

Le SLAPP (Strategic Litigation Against Public Participation) sono in aumento in Europa e costituiscono una forma particolarmente subdola di intimidazione basata sul discredito professionale, sulla pressione psicologica e sulla paura di dover affrontare ingenti spese legali. Obiettivo di chi querela non è vincere la causa, ma intimidire, sfiancare e distruggere psicologicamente ed economicamente chi denuncia reati di interesse collettivo. Obbligandolo a difendersi su vari fronti legali, con relative spese, e osteggiandone la ricollocazione professionale, facendo terreno bruciato in ogni ambito, di fatto distruggendone la vita, anche a monito di altri.

 

La direttiva approvata giorni fa è importante anche perché obbliga le controparti a dimostrare la non connessione della lite con l’originaria denuncia del whistleblower (inverte quindi l’onere della prova), ma è solo un primo passo.

 

Urgono sanzioni immediate per chi le mette in atto e per chi si presta (avvocati compresi) per fini palesemente abbietti.

 

Utile anche l’introduzione di sistemi di notifica digitale delle notifiche relative alle denunce ai cittadini dotati di pec, senza deleghe a terzi. Si elimineranno non solo costi inutili, ma anche i procedimenti portati a processo senza che i denunciati sapessero, per avvisi omessi (di garanzia, di rinvio a giudizio ecc.). Spesso poi all’insaputa degli stessi PM, saltando a volte anche la garanzia concessa dai giudici del Tribunale (GIP). Prassi becere, per maneggi anche al di sotto l’ignara magistratura, con Tribunali poi ingolfati di processi inutili (ad oggi si assolvono circa la metà degli imputati per diffamazione). Non può, un Paese civile, continuare a tollerare queste violenze a scapito di cittadini inermi.

 

 

Patrizia Del Prete, CEO Consophia, patrizia.delprete@consophia.it

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